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Itinéraire, alla scoperta delle opere di Mauro Corda,

Inaugurata lo scorso 15 giugno a Sassari
la mostra dello scultore francese di origini sarde
Itinéraire, alla scoperta
delle opere di Mauro Corda

Più che un omaggio che Sassari e la Sardegna fanno a Mauro Corda si può dire che la mostra Itinéraire, sia al contrario un regalo che lo scultore francese di origini sarde - padre di Illorai e madre di Anela, nato a Lourdes nel 1960, studi artistici iniziati a Reims, perfezionati all’Ecole des Beaux Arts di Parigi, città in cui ha scelto di fissare la sua residenza - tributa alle proprie radici.

Un rovesciamento che non intende togliere merito all'amministrazione comunale che ha avuto la lungimiranza di volere e sostenere l'esposizione, ma sottolineare piuttosto la generosità dell'uomo e forse anche la necessità e il piacere di un ritorno a "casa", seppure temporaneo, per un artista ormai nel pieno della maturità creativa.

Corda è infatti un artista affermato che espone regolarmente nei musei e nelle gallerie parigine così come nelle capitali dell'arte internazionale, da New York a Mosca, da Londra a Pechino, da Singapore a Seul, per citare solo pochi punti di una geografia di personali e collettive molto più ampia, e che ora dissemina Sassari di un centinaio di opere, fra sculture e disegni, che rappresentano la summa della sua produzione.

Un artista che con tutta evidenza predilige la scultura, come del resto dichiara esplicitamente egli stesso nell'intervista - conversazione svoltasi nello storico Café de Flore di Parigi, tra un bicchiere e l'altro di Perrier-Jouët Belle Epque, con l'amico, giornalista e scrittore, Patrice de Meritens, e contenuta nell'esauriente catalogo delle sue opere pubblicato alla fine dello scorso anno.

Quando de Meritens gli chiede se si consideri più uno scultore o un disegnatore, Corda non mostra esitazioni: “Uno scultore - risponde - il disegno è un'amante occasionale, la favorita è la scultura... essa comprende il disegno, la conoscenza del corpo, la sua architettura, la fisicità dell'essere fino a rivelarne l'anima”.

Forme
e volumi delle sue sculture denunciano infatti uno studio approfondito dell'arte classica, dell'anatomia umana e animale e una passione per la manipolazione della materia che, a detta dello stesso Corda nella medesima intervista, gli procura non pochi attacchi d'insonnia: la notte, confessa, si risveglia a intervalli regolari di un'ora, in preda al tormento dell'idea che qualcuno dello staff della fonderia (solitamente quella di Pietrasanta dove realizza buona parte delle sue opere) sbagli qualcosa discostandosi dalle sue meticolose indicazioni.

L'Itinéraire sassarese di Mauro Corda si snoda dapprima all'aperto, tra piazza d'Italia e piazza Castello, quindi al chiuso seguendo il circuito Thàmus, ovvero alcuni dei punti più rappresentativi della Sassari storica: il barbacane del Castello aragonese, Palazzo d'Usini, sede della Biblioteca Comunale, Palazzo dell'Insinuazione, sede dell'Archivio Storico, Palazzo di Città, Palazzo della Frumentaria, la sala Duce e le Cantine del Duca a Palazzo Ducale, Palazzo dell'Infermeria S. Pietro, sede dell'Assessorato alle Culture e al Turismo.

La mostra, curata personalmente dall'artista, da Cristoforo Corda e Simonetta Castia, è stata inaugurata lo scorso 15 giugno nel corso di un'insolita “discesa” durante la quale lo scultore ha illustrato il significato di alcune delle opere esposte e il motivo del loro collocamento nel contesto prescelto.

All'insegna del minimalismo la scelta dell'opera per piazza d'Italia, dove sono state poste quattro testine di resina che raffigurano il cardinale Karol Wojtyla prima dell'assunzione al papato. Di dimensioni ridotte, contrastano volutamente con la monumentalità della piazza, mentre il potere spirituale del futuro papa sembra volere bilanciare quello temporale simboleggiato dalla statua di Vittorio Emanuele II. Le quattro teche in vetroresina in cui sono alloggiate le miniature, sono state dislocate a segnare i quattro “Punti cardinali”, titolo dell'opera.

Un imponente e scintillante mastino napoletano in bronzo bianco troneggia invece nella parte alta di piazza Castello, a simbolica difesa della città, mentre nella parte bassa della piazza sono situate la scultura in ferro “Le vestige”, evidente riferimento ai resti della fortezza aragonese da poco restituiti alla città dagli scavi archeologici, e l'opera in bronzo "Il corridore". Nei cunicoli del barbacane del Castello, compaiono dapprima alcuni topolini in bronzo bianco quindi, in un più ampio spazio, un grande ratto nel medesimo materiale brilla inquietante nella semioscurità del sottosuolo.

Particolarmente ben inseriti nel contesto appaiono anche i “Sette martiri della boucherie” ospitati all'interno delle Cantine del Duca a Palazzo Ducale, un “massacro” di corpi umani appesi a strumenti di tortura, in un insieme che crea un drammatico effetto da Santa Inquisizione. Sempre a Palazzo Ducale, nella Sala Duce, è collocata la serie dei Contorsionisti, spettacolare esempio di maestria tecnica oltre che artistica, nonché di capacità di reinterpretare i canoni dell'arte classica in una dimensione contemporanea.

La
stessa capacità di dare all'impianto classico dell'opera una fresca e a volte drammatica attualità si ritrova anche in molti dei ritratti in materiali vari (resina, marmo, bronzo, terracotta) collocati nelle Sale di rappresentanza di Palazzo di Città, nonché nelle sculture di carattere più visionario presenti al primo piano del Palazzo della Frumentaria insieme ai disegni. Nelle sale espositive al piano terra, è di grande godimento estetico la serie dei pesci che appaiono come sospesi nel vuoto dietro tende di fili metallici.

Svariati pezzi con richiami a situazioni di emarginazione sociale sono invece presenti nell'Archivio storico del Comune mentre nell'atrio della Biblioteca comunale di piazza Tola campeggiano due festose installazioni, fra cui un singolare tricolore, esplicito omaggio all'Italia.

L'Itinéraire sassarese si chiude a Palazzo dell'Infermeria San Pietro con l'opera simbolo della mostra: l'Angelo con la maschera antigas, posto nel mezzo di un pavimento coperto di rifiuti, rappresentazione di una spiritualità contemporanea assediata da un mondo materiale sempre più degradato.

L'omaggio di Mauro Corda alla sua terra d'origine si completa con la donazione di un'opera che verrà presentata in una cerimonia ad hoc, quando nel corso dell'estate l'artista tornerà in città e verrà svelato il “Drapeau sarde”, una scultura in acciaio e resina, di grandi dimensioni che raffigura la bandiera dei quattro mori.

Ulteriore segno della sensibilità dell'artista è l'avere chiesto che i proventi della vendita del catalogo delle sue opere, disponibile in mostra, vengano devoluti dal Comune a un ente di natura assistenziale. Della mostra sassarese è invece in produzione un reportage fotografico, realizzato da Christian Baraja e dal suo assistente, staff ufficiale del Museo Rodin di Parigi, venuti a Sassari al seguito dello scultore per documentare l'allestimento.

Eugenia Da Bove

(17 giugno 2012)

dall'alto: il Mastino napoletano in piazza Castello, il grande ratto nel barbacane del Castello, il "Contorsionista" in Sala Duce a Palazzo Ducale, uno scorcio dell'allestimento alla Frumentaria


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